domenica 6 gennaio 2013

U ciummu, viaggio naturalistico e storico tra le bellezze e le vergogne del torrente Zappardino

Allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica verso l'annoso problema dell'inquinamento del torrente Zappardino, la redazione del Diario di Campagna lancia l'iniziativa "U ciummu, viaggio naturalistico e storico tra le bellezze e le vergogne del torrente Zappardino".


REGOLAMENTO

Art. 1 – PARTECIPANTI - l’iniziativa è aperta a tutti gli abitanti delle terre emerse e sommerse del pianeta Terra.

Art. 2 – ELABORATI - gli elaborati, aventi per tema generale "U Ciummu" (inteso come il torrente Zappardino), possono essere realizzati in forma fotografica o scritta e trasmessi esclusivamente in formato elettronico. Dopo giudizio di coerenza al tema dell’iniziativa, gli elaborati saranno pubblicati sul blog Diario di Campagna (http://gioiosamdiariodicampagna.blogspot.com) sotto l'etichetta "U Ciummu" e, possibilmente, organizzati in una mostra a tema (indicativamente durante la giornata dell'ambiente del Giugno 2014).

Gli scritti: in prosa o in versi, riportino eventi o aneddoti a testimonianza della convivenza tra l'uomo e il torrente Zappardino. La lunghezza dell'elaborato non dovrà superare le quattro pagine formato A4, titolo incluso, con dimensione del carattere pari a 12pt. 
Le foto dovranno essere attinenti ad uno dei temi seguenti:
1. "U ciummu, i ciuri e a munnizza" (Il torrente, i fiori e la spazzatura). Allo scopo di documentare la flora (e i rifiuti) del torrente Zappardino, si collezioneranno foto che ritraggano le piante dell'ambiente torrentizio. Ogni foto dovrà ritrarre composizioni costituite da una pianta (in primo piano, possibilmente in fiore) ed uno dei molti rifiuti circostanti. Le piante saranno identificate dalla redazione e, per ognuna, sarà compilata una scheda con nome scientifico, nome locale ed usi locali (culinari, medicinali, etc). Allo scopo di identificare la pianta sarà necessario inviare una foto che ritragga la pianta nella sua interezza, una che ritragga il fiore, una che ritragga le foglie. Si indichino località e data di acquisizione. Identificate le piante (e i rifiuti circostanti), le foto saranno pubblicate sul blog Diario di Campagna. Per documentare al meglio la flora, le foto saranno raccolte nell'arco di dodici mesi (Gennaio - Dicembre 2013). Per facilitare il processo di identificazione ed organizzazione del lavoro, le foto dovranno essere inviate mensilmente e non in blocco. Per ogni mese sarà selezionata una foto da inserire in un calendario per l'anno 2014. Il calendario sarà pubblicato in formato elettronico.
2. "U ciummu, comm'era, comm'è" (Il torrente, com'era, com'è). Si propone una raccolta di foto che mettano a confronto il torrente nel passato e il torrente odierno. Ad ogni foto d'epoca (non più recente di vent'anni) deve corrispondere una foto attuale (non più vecchia di un anno) che ritragga lo stesso paesaggio, possibilmente ripreso nella medesima stagione della foto d'epoca. Per ogni foto si indichi la zona ritratta e, qualora possibile, autore e circostanze in cui fu scattata.

Art. 3 – MODALITA' DI PARTECIPAZIONE - I partecipanti potranno presentare più elaborati, realizzati singolarmente o in gruppo, usando esclusivamente le tecniche e gli strumenti previsti dal precedente art.2. Gli elaborati dovranno pervenire via e-mail a le.davide chiocciolazza tiscali.it. La raccolta foto cesserà il 15 Dicembre 2013. I testi saranno accettati fino al 30 Marzo 2014.

Art. 4 – DIRITTI D’AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare all’iniziativa, cedono il diritto di pubblicazione ed esposizione ai promotori della stessa senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti e le opere rimangono comunque di proprietà dei singoli autori. 

Art. 5 – ALTRE NORME – La partecipazione all’iniziativa implica l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. 



lunedì 10 dicembre 2012

Na 'razioni pi quannu lampia (Un'orazione da recitare durante i temporali)


Dall'antro buio della tradizione orale salta fuori questa "razioni", un'orazione, antica, non più in uso, al limitare dell'oblio:

San Giuvanni e San Gilormu, 
quantu è ranni lu vostru nommu!
Non durmiti ma vigghiati,
ca li lampi su addummati.
Scuru si voscu salutannu me.
Maria domine me, 
li me su fatti.
Commu sarvati a me,
sarvatini a tutti quanti.

La traduzione è dubbia. Restano buchi e parti poco sensate:

San Giovanni e San Girolamo,
quanto è grande il vostro nome!
Non dormite, ma vegliate,
giacchè i lampi son'accesi.
..........................................?
Maria, mia signora, 
i miei (?) sono fatti (?).
Come salvate me,
salvateci tutti quanti.

Anche i più anziani non hanno saputo tradurla in un testo di senso compiuto, quindi è probabile che alcune parti siano mancanti o travisate. Così, volendo speculare sull'originale significato, potremmo  ipotizzare che "Scuru si voscu salutannu me" derivi da una formula simile a "Scuru si boscu, si lu dannu me", ovvero "Bosco sei buio, sei il mio danno"; e la frase potrebbe aver tratto origine dal fatto che l'orazione, forse, era recitata da viandanti o pellegrini quando attraversavano un bosco buio durante un temporale. Non ci è dato saperlo.

Ci sono elementi a supporto dell'ipotesi che l'orazione discenda direttamente da Gioiosa Guardia (abbandonata sul finire del 1700). E' documentato, per esempio, che morire colpiti da un fulmine non era cosa rarissima (Gioiosa Guardia dimorava sulla vetta del Meliuso, risultando l'oggetto più elevato entro un raggio di vari chilometri). C'era quindi ragione di chiedere protezione ai santi. E uno dei santi protettori di Gioiosa Guardia fu appunto San Giovanni che appare in un quadro, raffigurato assieme ad altri santi, mentre intercede verso l'Onnipotente il quale scaglia saette sul (fu) ridente paesello. L'interpretazione più accreditata dell'evento dipinto è che Dio s'era stancato del fatto che i gioiosani, sebbene in quaresima, continuassero con le loro carnavalate (serate danzanti, bevute e quant'altro). Difatti il bambino/angelo sulla sinistra, guardando verso la terra, puntava il dito sul calendario apostrofando i gioiosani: 
-"u viditi chi jornu è!? Semu in quaresima. L'at'a finiri i ballari!" Nel frattempo San Giovanni intercedeva: - "Ca lassatili perdiri, va! Manciari già nunn'anu pi tuttu l'anno, a televisioni ancora l'anu invintari. E c'an'a fari!?"
San Rocco sulla sinistra: "Ca cummu vi poti u curi?"
Santa Barbara al centro, protettrice contro saette e temporali: - "Ah! Viditi ca vi pigghi 'ssi lampi e va fazzu finiri na vota pi tutti!"
Santa Rosalia prendeva appunti di questo dialogo e scriveva l'orazione originale.

Cosa centra San Gilormu in tutto questo? Mistero buffo. Tuttavia pare che in paese ci fossero delle cappelle in onore di San Girolamo e, difatti, il nome era comune tra i gioiosani.

Anche questa ipotesi sull'origine dell'orazione resta, per l'appunto, solo un'ipotesi senza un solido supporto. Insomma, misteri del mio paese. Chi conoscesse una versione più completa di questa orazione, o una sua variante, o qualsiasi notizia rilevante, è il benvenuto a postarla qui sotto. 

Figure:
1. Particolare del quadro riportato in basso. Questa è considerata l'unica rappresentazione attendibile di Gioiosa Guardia.
2. Quadro di Santa Barbara.

Fonti e aprofondimenti:
1. Discussioni con Rossana e Pina.
3. "Gioiosa Marea, dal Monte di Guardia a Ciappe di Tono e San Giorgio", Armando Siciliano Editore, Messina, 2003.
4. Discussioni con Marcello Mollica.

Note:
1. L'interpretazione del quadro fornita sopra è la più accreditata nella mia testa.