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lunedì 30 dicembre 2019

Caro Babbo Natale...

... ti scriviamo, ora che il grosso del tuo lavoro è passato. Ricordi? Dieci anni or sono ti raccontammo la storia di un giovine delle nostre timpe. Era allora poco più che un fanciullo, e lo chiamammo Pfrwewrfp, come tanti qui delle nostre terre. Maledetto dagli gnomi, era costretto a disfarsi dell'immondizia che magicamente gli giungeva sotto casa, al limitare del bosco. 

Pfrwewrfp era costretto a disfarsi dell'immondizia.

Fu allora che s'appellò ai luminari per scoprire l'origine di cotanta monnezza, e il responso fu nero pece. A monte, zozzoni locali abbandonavano di continuo spazzatura di ogni sorta che, col tempo, si faceva strada lungo il burrone. 

Fu allora che s'appellò ai luminari.

Su la sua capa gravava, granitico macigno, la grande mano della strafottenza, dell'ignoranza, dell'inefficienza. E stritolava sogni dove pecorelle e caprette belavano allegre in un burrone pulito, in un torrente senza monnezza.

Questa, caro Babbo, ancora non è storia di ieri. Il giovane Pfrwewrfp, non più fanciullo, ma omu di na certa prisenza, trova ancora al limitare del bosco quell'antico frigorifero che un illustre Tal dei Zotici abbandonò a monte. Frane, smottamenti, corsi d'acqua portano ancora spazzature che dicono di illustri tempi che furono.

Pfrwewrfp trova ancora quell'antico frigorifero.


Allora Pfrwewrfp assolda ancora gli amici luminari. Li manda ai quattr'angoli del burrone per studiarne le condizioni. Questi analizzano, osservano, esplorano. Interrogano pure i morti. Le discussioni si fanno spinose.

Questi interrogano pure i morti.

Le discussioni si fanno spinose.
Poi, dal profondo verde del sottobosco, si materializza uno spirito del Burrone: "Le teste sono ancora di legno", dice. "Se avrete occhi per scrutare nelle viscere verdi e fitte del Burrone, vedrete che la malattia, la vostra monnezza, lo ha contaminato nel profondo".
E osservando, lontano, fin dove l'albero e la frasca permettono la vista, si vedono lavatrici ed altri pezzi di mobilio.
"Ma questo", continua lo spirito, "conta poco per noi del Burrone. Al vostro modo di contare il tempo, questa monnezza resterà qui per sempre, facendosi spazio tra le budella vostre e dei vostri figli, per molte generazioni a venire. Secondo il modo che abbiamo noi spiriti di contare quello che voi chiamate tempo, ancora ieri dove abbandonate le lavatrici c'era il mare, e nuovamente il mare coprirà queste montagne domani. Tutto questo, la vostra stirpe inclusa, sparirà domani. La malattia del Burrone è in verità malattia vostra". 

Si materializza uno spirito del Burrone.
Osservando fin dove la frasca permette la vista... 
...si vedono lavatrici ed altri pezzi di mobilio.

Così come s'è mostrato, lo spirito s'è dissolto. In silenzio gli amici tornano dal giovane Pfrwewrfp a riferire quanto visto e quanto udito.
Il giovane Pfrwewrfp congeda gli amici, e mentre nessuno lo sta a guardare e mentre nessuno lo sta a sentire, s’accoccola in disparte, al limitare erboso del vallone inquinato, a riflettere sulle grevi parole dello Spirito del Burrone.

Il giovane Pfrwewrfp riflette sulle parole dello Spirito.


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Con la partecipazione di:

Tindaro Buzzanca ................. Il Giovane Pfrwewrfp
Filippo Capizzi ..................... Luminare 1
Simone Manfrè ................. Luminare 2
Davide Lena .................. Luminare 3

Foto di: Serena Manfrè e Davide Lena.
Testi e montaggio a cura di: Davide Lena.

Note: le parole dello Spirito sono liberamente ispirate dal racconto "I costruttori di ponti", di R. Kipling.

domenica 24 novembre 2019

Vadduni di buffi: il "nuovo centro smaltimento rifiuti e amianto" dieci anni dopo

Correva l'anno 2009, era domenica, Novembre 8, e un cielo azzurro sovrastava l'albero, la macchia, le cape della gente. Nel Burrone Caporarello, volgarmente "u Vadduni di Buffi", s'inaugurava il "Nuovo Centro Smaltimento Rifiuti e Amianto", poi ribattezzato NuCeSRA. Alla cerimonia presenziavano tecnici e personalità importanti, rappresentanti di associazioni quali Segambiente, WWE (World Wide Emergency), e il Responsabile Comunale per la Gestione di Burroni e Vadduna, oggi Assessore Regionale per le Timpe e i Burroni.


2009: si inaugurava il Nuovo Centro Smaltimento Rifiuti e Amianto.

La nascita spontanea della discarica fu accolta con favore ed entusiasmo: “Situazioni come queste vanno ufficializzate e sostenute'', dichiarava l'Assessore, delineando come obbiettivo quello di sfruttare l'inquinamento del territorio per aumentare il tasso di mortalità locale del 90% e liberare nuovi posti lavoro. Coadiuvato dal Ministro alle Finanze delle Tasche de'Soliti Noti, l'Assessore prevedeva una crescita dell'economia locale, con conseguente ripopolamento del territorio e la costruzione di importanti infrastrutture, quali un autogrill, il ponte sul Burrone, un colorato albergo con spiaggia, un ospedale e un accogliente cimitero. 
Abbiamo avuto l'onore, in questi giorni, di ricevere la visita dell'Assessore e ottenere aggiornamenti in merito all'evoluzione dei numerosi progetti discussi una decade fa. 

"Il ponte sul Burrone, l'autogrill, l'ospedale, e soprattutto il cimitero sono progetti la cui realizzazione richiede dei tempi tecnici, e oggi posso dichiarare che tutto procede a gonfie vele", ha dichiarato l'Assessore. "Circa dieci milioni di euro di finanziamenti dell'UE sono già stati assorbiti e smistati, e i risultati, credetemi, si vedono, specialmente quando ad osservare è un occhio esperto come quello degli addetti ai lavori. A breve questo Burrone sarà il centro nevralgicoso del Mediterraneo. Start-ups e centri di ricerca sorgeranno e fioriranno come la macchia che ci circonda selvaggiosa. Il torrente Zappardino sarà rimpiazzato da un'autostrada a otto corsie che ci permetterà di raggiungere Catania in poco più di mezz'ora".

Questo Burrone sarà il centro nevralgicoso del Mediterraneo.
Straordinario! Abbiamo persino sentito dire che proprio in questa curva sorgerà un centro di ricerca che lavorerà alla de-estinzione del Mammut, è vero? Sììììì, e riporteremo in vita i Dodo e gli Unicorni del Casale. Gli antichi usavano ricavarne sasizze eco-sostenibili, producendo un decimo del metano prodotto con allevamenti bovini. Per noi l'ecosostenibilitezza è un punto fondamentale. Miriamo a stabilire una green economy del Burrone.

Un'economia circolare? Ma anche quadrata, pentagonale.

E per i giovani che farete? Ci saranno molte opportunità - soprattutto per loro, per inserirsi nel mondo del lavoro in maniera competitiva. Purché abbiano voglia di rimboccarsi le maniche e fare la gavetta.

Cioè lavorando per 3 euro l'ora con salari saltuari e incerti, e contratti farsa? Ma no, per carità! Intanto mi lasci dire che i giovani che lavoreranno presso i nostri investitori avranno la fortuna e il privilegio di formarsi presso strutture all'avanguardia che li lanceranno sul mondo del lavoro con un incredibile bagaglio di esperienze e skills. Noi, poi, siamo per la meritocraziosità e la trasparenza, quindi ai posti di lavoro si accederà previo concorso. Le prove avranno luogo a Roma, presso strutture idonee. Noi stessi organizzeremo i transfers, alloggi, pasti e quant'altro necessario. Gli idonei, infine, dopo aver contribuito con una piccola cifra simbolica per la copertura di spese amministrative (1000 euro), potranno finalmente cominciare il loro percorso di formazione che li inserirà nel mondo del lavoro. 

A quali giovani vi rivolgerete? Appena laureati con almeno cinque anni di esperienze lavorative. Poi i dettagli dipenderanno dalle posizioni specifiche.

Single, bella presenza, poliglotta, creativi, flessibili, obbiettivo-orientati? Per esempio. Ma non poliglotta, devono essere in buona salute.

Del salario atteso cosa ci dice? Noi proponiamo un modello nuovo: inizialmente - per i primi cinque, sei anni - i ragazzi sono inseriti nel programma R0 (a retribuzione zero). Studi dimostrano che  i dipendenti inseriti in tale programma riportano bassi livelli di stress sul lavoro, praticamente cancellando i casi di burnout. Si noti che, al contempo, i dipendenti del Burrone potranno usufruire del reddito di cittadinanza. Infine, non dimentichiamolo: i nostri investitori, accogliendo questi giovani nelle loro aziende, staranno già affrontando dei costi elevati. Eviterei paventargli l'idea di dover affrontare ulteriori spese. E' importante che i loro profitti - costruiti su investimenti pubblici - restino decorosi, altrimenti porterebbero altrove le loro attività, lasciando il Burrone e la comunità che lo circonda in questa 'ngona di umido dimenticata da Dio e dalle pecore pure. 

Insomma, non è lavoro, è sfruttamento quello che offrirete ai giovani locali. In senso positivo: sfruttamento delle risorse locali per un Burrone più migliore. Voglio sottolinearlo: nel quadro di sviluppo del Burrone i giovani sono una risorsa fondamentale.

Torniamo ai rifiuti: che ci dice di quelli che trovammo dieci anni fa? Io preferisco chiamarli ri-fiu-sorse (non per nulla i due termini condividono la medesima radice, "ri"). Intanto mi lasci dire che il nostro approccio prevedeva una gestione passivistica del Burrone. Ovvero per dieci anni non abbiamo agito attivamente sul territorio, lasciando che il sistema evolvesse in autonomia.

Cioè siete stati a guardare? Neanche quello. Temendo di influenzarne l'evoluzione, ci siamo proprio voltati dall'altra parte.

E questo è costato 1 milione di euro? Dieci milioni. Mi permetta di continuare: oggi - risultato sorprendente, mi consenta - i rifiuti sono ancora qui, coperti da una densa coltre di verde, terriccio, sterpaglia, ma intatti! In-ta-tti! Un nostro tecnico altamente qualificato è in grado di identificare le antiche ri-fiu-sorse che useremo per costruire il nuovo Burrone. Qui si trova la qualunque! Bossoli di cartucce, ceramiche da bagno, lavatrici, tavolini in plastica. Mi fermo qua, ma la lista è lunga. Capirà la nostra eccitazione!

I rifiuti sono ancora qui, sotto una coltre di verde.
Si trova la qualunque: bossoli di cartucce...
...Ceramiche da bagno, ...
...Tavolini... La lista è lunga!

Cosa dobbiamo aspettarci per la prossima decade? Correrà l'anno 2029, attraverseremo il ponte sul burrone con mezzi ultraleggeri a basso impatto ambientale? Mangeremo bistecche ecosostenibili di mammut e cavalcheremo gli unicorni del Casale? Voglio essere realista e restare coi piedi per terra, questo è un grande progetto, i costi sono non indifferenti e coperti esclusivamente da soldi pubblici che intaschiamo volentieri. Le idee grandiose. Oggi vi dico: nel 2029, il Burrone stenteremo a riconoscerlo! E lasciatemi prendere l'occasione al volo: oggi, qui, tra questi rovi e queste promesse da marinaio che piovono come grandine a Settembre, voglio compiere un gesto simbolicistico: alla Consigliera di Limmita e i Dirupa voglio affidare il Mestolone del Burrone. 

Alla consigliera affido il Mestolone del Burrone.
Auguri!

Significato del gesto? Questo Burrone rappresenta i burroni tutti. I burroni di Gioiosa, della Sicilia, dell'Italia e del mondo. Stessi scenari troviamo a Tardiolo e Malfitano, per citare dei casi a noi vicini. Il Burrone è, inoltre, come una montagna di minestrone. Più lo si mescola, più emergono i profumi e si amalgamano gli ingredienti in un continuo inestricabile. Come un inscindibile tutt'uno diventano il fagiolo, la patata e il cipollotto che nel tegame si uniscono, così un tutt'uno sono già il Burrone, la monnezza, e lo spirito del popolo del vasto circondario. Alla Consigliera e al suo team io affido oggi il mestolone perché continuino a mescolare, facendo affiorare ingredienti e indimenticabili profumi!

Consigliera, una dichiarazione per la stampa? E' per me un onore essere stata investita da una personalità come l'Assessore Regionale per le Timpe e i Burroni. Uno che ha "visione", come si suol dire. E la sua super-visione, il suo interesse, il suo impegno ci regalano il sogno di un futuro radioso e incredibilioso. Un futuro costruito sui giovani! Con l'entusiasmo che la sua persona irradia, ci mettiamo subito al lavoro per supportare e coadiuvare localmente questi grandiosi progetti. 

Grazie, Consigliera! Buon lavoro e a rivederci al 2029! A presto!

La Consigliera appena investita del Mestolone.

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Con la partecipazione di:

Filippo Capizzi ................. Assessore Regionale per le Timpe e i Burroni
Simone Manfrè ................. Tecnico altamente qualificato
Serena Manfrè .................. Consigliera di Limmita e i Dirupa

Testi e montaggio a cura di: Davide Lena

domenica 26 gennaio 2014

L'Acqua Rocca, Tardiolo ed altre magie


Acqua rocca
Tra le contrade di San Francesco e San Nicolò Vecchio c'è un vallone con alberi secolari, altissimi e ricamati d'edera. Difficilmente il sole penetra fino al sottobosco. Lì, in un incavo, ai piedi di rocche dove si abbarbicano fichi d'india e felci, c'è una sorgente nota come "l'Acqua Rocca". 
Fino ad una ventina d'anni fa le famiglie del circondario vi si recavano  giornalmente per attingervi l'acqua da bere. Poi l'usanza si perse,  alcuni sentieri caddero in abbandono e l'Acqua Rocca, almeno da certe zone, divenne una meta molto difficile da raggiungere.

Recentemente ho visitato questo luogo suggestivo con l'intenzione di farmi una bevuta, tuttavia il corso d'acqua era marcato dalla presenza di una mucillagine rossastra che certamente non invitava all'assaggio e il terreno circostante era farcito di rifiuti (cosa non insolita nella campagna gioiosana). Riflettevo sulla possibile origine della misteriosa sostanza quando dalla grigia coltre del cielo si sporse il signore Iddio onnipotente - quello dei cristiani credo, ma somigliava così tanto a Giove che non potrei giurare chi fosse dei due - e allungando un braccio puntò il dito più in su e mi disse: "vai a Tardiolo". 


Il corso d'acqua era marcato da una mucillagine rossastra.

Dalla grigia coltre del cielo si sporse il signore Iddio onnipotente e allungando un braccio puntò il dito più in su e disse: "vai a Tardiolo". 

Tardiolo è una località nei pressi di San Francesco situata a poche centinaia di metri a monte dell'Acqua Rocca. Armato di buona lena mi incamminai.



A Tardiolo mi accolse un caprone. Lanuto e cornuto. Ci incamminammo per una strada stretta che ad un certo punto s'allargava in uno spiazzo fatto apposta per facilitare le manovre delle macchine. Lì il caprone si fermò. Indicò il vallone sottostante pieno zeppo di rifiuti e mi disse: "un giorno tutto questo apparteneva a voi!"


Caprone
A Tardiolo mi accolse un caprone. Lanuto e cornuto.

Un giorno tutto questo apparteneva a voi.


Frugò nella lana da dove tirò fuori un paio d'occhiali rotondi, da vista, e un rotolo di pergamene. Cercò fino a trovarne una intitolata "Gioiosa Marea, perla del Tirreno". Fece una smorfia, come un sorriso sarcastico, si adagiò gli occhiali sul muso e prese a leggermi un dettagliato inventario dei rifiuti del 2013, coi nomi di chi li aveva buttati e le date: cominciò dai liquami (scarti della lavorazione agricola - Tizio, 17 Novembre 2013), poi i più solidi scarti della lavorazione edilizia (mattoni, mattonelle, cemento, ferraglia, eternit - Caio, 4 Dicembre 2013), e continuò con giocattoli, lattine, bottiglie (di plastica, di vetro, per detersivi, alcolici, bevande ultrazuccherate), fino a barili metallici, cucine a legna, frigoriferi e materassi.

Scarti della lavorazione edilizia.


Cucine a legna, barili, cuscini...


Dopo dieci minuti di lettura si fermò e mi guardò da sopra gli occhiali.
Io ripensavo a "un giorno tutto questo apparteneva a voi!" e mi vergognavo da morire. Lui col suo istinto animale dovette capirlo, ma non s'impietosì per nulla. Mi disse: "avvelenate l'acqua che date ai vostri figli e la terra che li sfama. Ma che specie siete?" Non so se davvero s'aspettasse una risposta, ma dopo un interminabile silenzio aggiunse "Ripulite questa porcheria". Allora ripose la pergamena, ripose gli occhiali e con eleganza s'arrampicò per un'erta rocciosa dove sparì tra le agavi e le roverelle. 

Andandosene, mi parve che abbia belato: "La perla del Tirreno! Ha!"


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Rammentiamo che per il ritiro dei rifiuti ingombranti è attivo il numero telefonico 0941/561284. Servizio completamente gratuito.

domenica 28 luglio 2013

Neri

Cara Campagna, 
ti scrivo ancora, dopo tanto tempo, perché, avrai sentito, si paventa all'orizzonte un fatto nefasto - no, non tanto per te, ché non importa a nessuno di cosa t'accada e pari essere lì per soddisfare i nostri bisogni - ma s'è sparsa la voce, a balzo di cervo, che il sindaco voglia portare dei neri nelle scuole di San Francesco! Sì, sì, tra le tue colline! Ma ti rendi conto? Vuole trasformare le scuole, in disuso dal prossimo Settembre, in centro di accoglienza per gli immigrati.

E' vero, abbiamo riempito i tuoi fianchi di chiesette con Madonne e bambin Gesù neri, ai quali baciamo piedi e mani, specialmente lì, vicino alle famigerate scuole, dove ogni Domenica portiamo fiori e preghiere a queste due figure che, a suo tempo, ci dicono, eran poveri fuggiaschi senza tetto, ma ora, nelle nicchie delle chiese, che sanno di muffa e di fiori marci, sono ben vestiti e d'oro incoronati; e facciamo tanto di pellegrinaggio per questa Madonna abbronzata del Tindari, ma per carità: dei neri veri nelle nostre campagne? Poveri, per giunta, senza una casa, in fuga da realtà terribili? Sì, come la Madonna e il bambin Gesù, ma che centra? Quello era duemila anni fa. Ora ci basta cambiargli i fiori il Venerdì. Non li ospitiamo in casa nostra.
E poi, sono brutti, lo cantiamo anche in chiesa, vi avevo pure dedicato una delle mie storielle campagnole (la riscrivo sotto, a fondo pagina).

E pure questo papa, cosa mette in testa alla gente coi suoi viaggi a Lampedusa? Era tanto caruccio e simpaticone finché benediva dalla finestra della basilica di San Pietro. Che questo nostro sindaco abbia sentito le sue parole? ("Viviamo in bolle di sapone, nell'indifferenza e bla bla bla bla ). A Gioiosa viviamo sì in bolle di sapone ma, questa, non buchiamola. 

Preghiamo la nostra Madonna nera che questa cosa non vada in porto.
Ti saluto adorata Campagna.
Dolcissimamente tuo,
Davide 

P.S. Si cara Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, questi morti, sono soltanto vostri.

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Nigra

Lei, da quel “ma”, s'era sempre sentita offesa. Come se l'esser nera precludesse l'esser bella. C'erano racchiuse in quelle due lettere dodici secoli d'insofferenza per l'invasore. Poi s'erano aggiunte ignoranza, egoismo, pregiudizi.
Un tempo erano i Mori, più di recente disperati Africani.

Lei danzava, com'era solita, nella canicola di Luglio. In quel cedro libanese, ormai vecchio di mill'anni, ci avrebbe riposto volentieri dimora, ma era pieno di resine, colle, insetticidi giacché i tarli, ingordi sciacalli, avevano già fatto i loro porci comodi. I colori della statua rilucevano sotto i raggi del Sole mescolandosi a quelli della campagna con sapori di fuoco e terra. Le vesti, sinuose, rosse, si mescolavano, alla vista, cogli incendi che, in lontananza, rodevano, selvaggi e ingordi, la verde pelle delle colline. In quell'infocare d'Estate e dolo danzava pure la Madonna, portata a spalla sopra l'asfalto della contrada. 

La xilocopa, invitata dal gesto amico di madre e figlio, soprappensiero vi s'avvicinò e, dimentica degli astanti, andò per poggiarsi sulle dita del bambin Gesù.

--- Un tabbanu niuru! --- Gridò subito qualcuno che prontamente si sfilò la maglia scacciando la nera creatura immonda. Questa, sopraffatta dalla mossa, fu scaraventata in faccia a un portantino che fece per proteggersi; colpì, a sua volta, la xilocopa, che finì in terra, e andò per schiacciarla ma, nello zelo dello smaciullarla, spostò il suo peso sul brecciolino a bordo strada e scivolò miseramente. Nella confusione generale, la statua perse l'equilibrio e rovinò per il pendio. 

I chierichetti, più avanti, ancora cantavano, a squarciagola, “Sei nera, ma bella!” 

venerdì 7 giugno 2013

Festa in onore di S. Francesco da Paola

Quest'anno i festeggiamenti in onore di S. Francesco da Paola si terranno l'8 e il 9 Giugno 2013, nella Frazione di S. Francesco di Gioiosa Marea.

Il programma, dunque, sarà articolato in due giornate: nella prima potrete partecipare alla processione che si muoverà per tutta la contrada e finirà con la Santa Messa, la degustazione "du pani cunzatu" e l'intrattenimento con Frà Felice; la seconda prevede al mattino la Santa Messa e la festa dei bambini, e nel pomeriggio la Santa Messa, la degustazione di pennette alla norma, la gara delle torte, lo spettacolo musicale con i "De Colores band" e per finire il sorteggio.
Per la gara delle torte saranno premiati a fine serata i primi tre finalisti. Le iscrizioni dei partecipanti si accetteranno fino alle  ore 19.00.

In entrambe le serate potrete divertirvi con i vari giochi organizzati dai promotori dell'evento tra cui il tradizionalissimo e famoso "giocu di pignati" o "pentolacce".
Durante la festa, inoltre, sarà possibile visitare il museo di "ciò che fu" adiacente alla chiesa.
Vi aspettiamo numerosi!

L'evento è stato patrocinato dall'Amministrazione Comunale di Gioiosa Marea e dalla provincia di Messina, in collaborazione con molte attività commerciali gioiosane tra cui:


  • Accordino Fiori
  • Agricenter 
  • Amico Giò Laurà
  • Ard Discout
  • Bar Buzzanca
  • Bar Capriccio
  • Bar Centrale
  • Bar del Mare
  • Bar Il Muretto
  • Bar Marino
  • Bar Ritrovo Roma 
  • Barbiere Ignazzitto
  • Bollicine
  • Bottega dei fiori
  • Buttò Calzature Donna
  • Buttò Calzature Uomo 
  • Cartoleria La Coccinella
  • Cartoleria Senso Unico
  • Ceramiche Calderone
  • Conad
  • Corte degli Aranci
  • Elio's Pizza
  • Emporio Valeria
  • Farmacia Pagano
  • Farmacia Saggio
  • Fratelli Mollica
  • Gioielleria Argentina
  • Gioielleria Regal Style 
  • Goloso di Salute
  • Gioielleria La Gioilleria
  • Gioielleria Lady Mery 
  • Hobby Zoo 
  • Har Moda
  • K Sercice Cappadona
  • La Galia mobili ed elettrodomestici
  • La Scarpa Calzature 
  • Lido Zanza Beach
  • Macelleria Giardina
  • Macelleria Calabrese
  • Macelleria Natoli
  • Merceria Scirocco
  • Nuovo Stile Donna
  • OK Sigma
  • Ottica Gismondo
  • Panificio Gioiosa
  • Panificio Euro 2000
  • Panificio Cusmà Salvatore
  • Para farmacia Dott.ssa Rita
  • Pasta Fresca da Monica 
  • Pasticceria Capizzi
  • Pasticceria Casa del Dolce
  • Pescheria da Matteo 
  • Pizzeria La Lampara 
  • Peppe Style
  • Pescheria Borà
  • Pescheria da Angelo
  • Punto Intimo
  • Parrucchieria da Silvana
  • Profumeria Karola
  • Ricevitoria Villanti
  • Rifornimento Calavà
  • Rifornimento Puglia
  • Rifornimento Zappardino
  • Ristorante-Pizzeria Antico Borgo
  • Risorante-Pizzeria la Piazzetta
  • Ristorante-Pizzeria Rendez-vous
  • Rosticceria 3 stelle
  • Sala giochi Star Game
  • Slot Cafè
  • Stile Libero
  • Supermercato Calabrese
  • Supermercato Alis 
  • Tabacchino Giarritta 
  • Tabacchino Passalacqua
  • Torrefazione Caffè
  • Tower Store di Torre

domenica 24 ottobre 2010

Ancora fango a S.Francesco


Continuano a S.Francesco le anomale ondate di fango che hanno segnato l'inizio di questo Autunno. La prima, ricordiamo, ha causato poche settimane or sono danni alle colture e disagi ad alcune famiglie nella zona adiacente al torrente. La causa è stata un erroneo smaltimento di ingenti quantità di terra che hanno ostacolato il naturale scorrere delle acque (si rimanda all'articolo del mese di Settembre "Il Mostro di Fango (grazie incompetenti!)"). La seconda colata ha interessato la zona circostante la chiesa e la scuola elementare di S.Francesco. E' stata invasa, questa volta, la piazza antistante la chiesa, il cortile di alcune abitazioni adiacenti e la strada che collega la zona alta della contrada con il torrente Zappardino.

Ancora una volta le origini del piccolo disastro sembrano da imputare allo smaltimento inadeguato della terra che a seguito di frane naturali o costruzioni di abitazioni viene tranquillamente gettata nel burrone più vicino. Poi, magicamente, al primo temporale, ecco apparire il fango…I danni chi li paga?

Promemoria per tutti i personaggi (indubbiamente molto competenti) che dimenticano alcune regole basilari: gli alvei di qualsiasi corso d’acqua non vanno MAI modificati, né intaccati né ostruiti. Se la natura ha impiegato anni per crearsi un percorso impiegherà pochissimo tempo a distruggere un'artificiale maldestra alternativa creando disagi e pericoli.


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 Foto: (in alto) la strada che porta alla chiesa di S.Francesco. In basso: il cortile della chiesa parzialmente invaso dal fango.

domenica 26 settembre 2010

Il Mostro di Fango (grazie incompetenti!)


Ogni anno la fine della stagione estiva è preannunciata dall’arrivo di brevi ma forti temporali (a volte piacevoli dopo una estate calda ed afosa). Tipicamente, l’acqua piovana defluendo crea graziosi “ruscelletti”, ma quest’anno, nel “vadduni di buffi”, SORPRESA! Un evento mai verificatosi: invece del tranquillo e simpatico ruscello, ecco venire giù un incredibile colata di fango (2metri in altezza) con detriti di vario genere. Purtroppo il problema non termina qui: prima di incontrare il torrente, il “vadduni” è percorso da un piccolo tratto di strada che accompagna alcune famiglie alle proprie abitazioni. Ebbene, le suddette famiglie, la mattina del 10 settembre sono state costrette a chiamare dei soccorsi per sgombrare la strada. NOTARE: innumerevoli richieste, negli anni, per la costruzione di un canalone per lo scolo dell'acqua non sono mai state ascoltate.

Come se non bastasse la colata ha invaso alcuni terrazzamenti (dette “rasole”) in cui vengono coltivate agrumi (vedi foto in basso).

Come mai si verifica un tal evento non registratosi prima d’ora? La risposta è semplice: verificatasi lo scorso inverno una frana che ostruiva una stradella sovrastante il “vadduni”, per liberarne il passaggio, gli addetti ai lavori, hanno semplicemente rimosso la frana abbandonando i detriti nel burrone sottostante invece di trasportarli in una zona “sicura”. A questo punto nel momento in cui piove, il materiale scende giù per il “vadduni”.
Ora c’è da dire che, oltre al disastro naturale procurato, un lavoro di sgombro semplice con qualche soldino e accorgimento in più, si è trasformato in un disagio per chi ci abita e un lavoro tutt’altro che economico per chi risponde a tale problema.

In conclusione c’è da tenere bene presente che gli alvei di qualsiasi corso d’acqua non vanno MAI modificati, né intaccati né ostruiti, ma soprattutto non vanno assolutamente DEVIATI. Se la natura ha impiegato anni per crearsi un percorso, impiegherà altrettanti anni a ricostruirne uno nuovo, creando disagi e pericoli per chi ci sta intorno.








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Foto: fango a San Francesco, danni per le strade, colture e persone. Grazie incompetenti!

sabato 29 maggio 2010

Ricordando San Francesco da Paola


Patrono della CSan Francesco da Paolaalabria, di una contrada di Gioiosa, e della gente di mare, San Francesco da Paola nacque il 27 Marzo 1416. Già la nascita sapeva di miracolo, perché da genitori ormai avanti con gli anni. Dopo le molte preghiere rivolte a San Francesco d'Assisi, il bimbo arrivò e fin dalla gioventù portò i segni di una vocazione straordinaria: a tredici anni, colpito dallo stile di vita degli eremiti di Monteluco, si ritirò egli stesso a vita eremitica in un campo del padre. Nel 1436 nacque la comunità degli "Eremiti di frate Francesco", il primo nucleo del futuro Ordine dei Minimi.

Innumerevoli, i miracoli del santo ne fecero presto una figura nota specialmente nel meridione italiano. Particolarmente famoso è l'attraversamento dello stretto sul mantello: giunto sulle coste della Calabria con alcuni compagni, San Francesco chiese a un pescatore se li avesse potuti traghettare in Sicilia. Poiché i frati non avevano denari per pagarlo il pescatore rifiutò. Fu così che, senza scomporsi, San Francesco distese il mantello sui flutti, ne legò un bordo al bastone e vi salì assieme ai due compagni.

Il santo ebbe sempre a cuore la sorte dei poveri. Spessò alzò la voce contro i potenti per prenderne le difese a tal punto da essere considerato pericoloso e sovversivo dal re di Napoli Ferdinando I d'Aragona. Nel 1473, durante il viaggio che San Francesco intraprese per la Francia, si fermò a Napoli, dove Ferdinando I gli offrì un piatto di monete d'oro da usare per la costruzione di un convento. Si narra che Francesco presane una l'abbia spezzata e, fuoriuscendo da questa del sangue, rivolto al sovrano disse: "Sire, questo è il sangue dei tuoi sudditi che opprimi e che grida vendetta al cospetto di Dio".

Diversamente dai suoi desideri, San Francesco trascorse gli ultimi anni della sua vita in Francia, al cospetto di re Luigi XI. Il sovrano, malato, ne aveva richiesto con insistenza la presenza a corte pregandolo di guarirlo. Francesco, nei molti colloqui, riuscì a covincerlo dell'ineluttabilità della condizione umana facendogli accettare, con serenità, la morte.

Il 2 Aprile 1507, a 91 anni, Francesco morì a Plessis-les-Tours. Fu proclamato beato nel 1513 e canonizzato nel 1519. La tomba, diventata presto meta di pellegrinaggi, fu profanata dagli ugonotti nel 1562 e il corpo del santo bruciato. Dopo molte vicissitudini, nel 1935, le poche reliquie rimaste furono riunite e riportate nella sua terra natale, nel santuario di Paola.

Approfondimenti e Fonti:

martedì 11 maggio 2010

Finalmente puliti il giardinetto di San Francesco e la cunetta adiacente!


Nei giorni precedenti alla Pasqua in contrada San Francesco sono miracolosamente comparsi due operai dell'ANANAS (Associazione Nostrana Attualmente Non A Strafottenza). Dopo ANNI DI NORMALISSIMO ABBANDONO ISTITUZIONALE finalmente hanno ripulito l'angolo verde e la cunetta adiacente tra la scuola elementare/asilo di San Francesco e l'omonima chiesa.


Mossi a compassione dalle fatiche dei due, vari abitanti della zona e persino alcuni dalle contrade vicine hanno offerto il loro aiuto ai due improvvisati operai che sotto gli sguardi incuriositi dei passanti continuavano imperterriti la loro opera.

Particolarmente degno di nota risulta lo stato di totale abbandono delle nostre strade di campagna (E NON SOLO, come ben sappiamo!), spesso invase da erbe infestanti, rovi e belle ginestre. Le cunette e gli scoli sotterranei, inizialmente atti ad incanalare acqua e fango durante i temporali, ormai da anni risultano totalmente intasati e invasi da erbe, pietre, terra e rifiuti di varia natura. Risultato? Vengono meno al loro ruolo facendo sì che alle prime piogge acque e fango si riversino sulle strade rendendone pericolosissima la percorrenza. Aggiungiamo: strade che costeggiano burroni e salti di svariti metri raramente messe in protezione da guard rails o soluzioni di altro tipo.


L'angolo verde e la cunetta prima dell'intervento.


Gli operai dell'ANANAS.

domenica 21 febbraio 2010

C'era una volta "a forgia du 'zu Pippinu"


S’è vero che treni, aereoplani e macchinine hanno accorciato le distanze è anche vero che hanno svuotato le strade togliendovi la vita che, a quanto pare, un tempo vi fioriva rigogliosa. Noi non c’eravamo. Queste cose le sentiamo raccontare. Si camminava, per le strade, a piedi e, certo, servivano ore per andare e tornare da Gioiosa. Questo non era comodo, né conveniente, ovvio, ma s’intrecciavano storie più vere di quelle che si possono intessere su uno squillo di clacson tra due auto in corsa nel senso opposto.

E così, camminando camminando, ci si può imbattere, oggi, in quelle pieghe dello spazio e del tempo di cui il mondo moderno sembra essersi dimenticato. Nella sua fretta, qualcosa dovrà pur lasciarsi indietro! Tra queste pieghe c’è una casetta, una stamberga, ormai, smangiucchiata dalla fame del tempo. Se le storie lasciassero echi sentiremmo ancora, passandoci vicino, il martellare, sull’incudine, del martello, qualche asino ragliare, schiamazzi di bambini e di ragazzi e la gente chiamare. E se le storie lasciassero odori sentiremmo ancora del carbone e l’odore pungente degli zoccoli bruciati.

Questa era ‘a forgia (la fucina) du ‘zu Pippinu. Costruita a San Francesco negli anni ’50 lungo il torrente Zappardino rimase in funzione per una ventina d’anni. Il lavoro cominciava la mattina, tra le 7 e le 7:30, e continuava fino a sera. La gente, contadini, falegnami, commercianti, vi portavano ad aggiustare gli attrezzi del mestiere e della casa (zappe, accette, coltelli…), si tosavano e si ferravano gli asini, i muli e i cavalli. Qualche ragazzo di tanto in tanto aiutava. E chi all’epoca era ragazzo ancora oggi racconta storie che germogliavano lì attorno.

Nei giorni di sole ci sediamo, a volte, sul muretto di Luigi, accanto a quel che oggi resta della forgia. Nel silenzio della campagna una macchina sfrecciante insegue il tempo, di tanto in tanto, lungo il torrente e somiglia, nel rumore, ad un moscone o ad un tafano, soltanto un poco meno elegante. Tra gli interstizi delle mura vecchi ferri di cavallo, una chiave e il grosso anello per legarvi i muli, immobile e arruginito. Aspetta chissà cosa. Arriva ogni tanto l’odore del carbone. Sembrano vere tutte le storie.


Nella foto in alto (da sinistra a destra): Nino Nardo, Peppino Spanò, Luigi Manfré, Peppino Giardina, Antonio Lena.
Nella foto in basso: quel che resta della vecchia forgia. Una vecchia casetta appoggiata al "Saloon" di Luigi e al tabacchino da 'Za Nina.


mercoledì 23 dicembre 2009

Caro Babbo Natale...


...ti scriviamo che son passati tant'anni. E’ che di fronte al mondo, ancora una volta, ci siam rimasti un poco male.

Ti scriviamo, caro Babbo Natale, non per domandarti giochi, né bambole o macchinine, è che barbuto e anziano, hai l’aspetto di chi sa ascoltare e magari, con saggezza, consigliare. In più sei magico, chissà che un aiuto ce lo mandi per davvero. Vogliamo, quindi, raccontarti una storia. Vorremmo tanto esordire con “C’era una volta…”, ma questa è una storia dei giorni e dei luoghi nostri, e allora cominciamo così:

V’è sul Tirreno un paese di nome Gioiosa (Marea) e appartiene a Gioiosa un burrone incantato chiamato “u vadduni di Buffi”. Tra querce secolari, al limitare del burrone, dimora un fu fanciullo, chiamiamolo Pfrwewrfp, come tanti giovani della nostra terra. Il giovane Pfrwewrfp, maledetto dagli gnomi, era costretto a disfarsi dell’immondizia che magicamente gli compariva sotto casa.

"Pfrwewrfp, maledetto dagli gnomi..."

"...era costretto a disfarsi dell’immondizia che magicamente gli compariva sotto casa".


Decise un bel giorno di Novembre di mettersi in cammino e indagare sul mistero del burrone incantato. Impavido, s’addentrò nella boscaglia è andò diritto verso l’ignoto. Incontrò “buffi”, ricci e colombacci e, infine, dopo lungo errare, scoprì l’arcano: scarti edili, eternit e lavatrici, materassi e tant’altro ancora! “Altro che gnomi e burrone ‘ncantato!” pensò il giovane Pfrwewrfp “questo problema s’a da risolvere! …E mo sa che faccio?”. E fu così che il nostro eroe s’appellò agli aspiranti luminari delle contrade. Chiamò l’agronomo e l’avvocato e l’astronomo e il ragioniere. “Interrogate le radici!”, tuonò, “Il codice e le stelle! Ma risolvetemi stò problema! Ché di spalar monnezza iò sono stanco!”

“Altro che gnomi e burrone ‘ncantato!”

"…E mo sa che faccio?"

"S’appellò agli aspiranti luminari!"

E così avvenne che si domandò alle rocce, si scrutarono i cieli, si fecero conti e si fecero ipotesi, si spulciarono leggi, antiche e nuove e il verdetto fu uno, e fu amaro assai.

"Questo problema s’a da risolvere!"

"Si scrutarono i cieli..."

"...si fecero ipotesi..."

"...si spulciarono leggi, antiche e nuove..."

Toccò all’agronomo enunciar la risposta. Chiamò in disparte il giovane Pfrwewrfp e gli disse chiaro: “C’è niente da fare. Ormai è uno schifo! Ca semu unni si scurdò i scarpi u signuri e a genti faci chiddu chi voli! Sinni futtunu di te e du vadduni!”

"C’è niente da fare. Ormai è uno schifo!"

"Ca semu unni si scurdò i scarpi u signuri e a genti sinni futti di te e du vadduni!”

E mentre nessuno lo stava a guardare e mentre nessuno lo stava a sentire, s’accoccolò in disparte, il giovane Pfrwewrfp, sul ciglio erboso del burrone inquinato. Giacevano, laggiù sotto i suoi piedi, le contrade (S.Francesco, S.Ignazio, S.Nicola…) e lontano, sul mare, Gioiosa. Sopra di lui la grande mano della strafottenza, dell’ignoranza e dell’inefficienza stritolava speranze e nobili pensieri.

"Sopra di lui la grande mano della strafottenza..."