giovedì 27 febbraio 2014

I maccarruna inchinu a panza

maccheroni con sugo di maiale
Ecco una ricetta siciliana che non passa mai di moda: "i maccarruna cu sugu di maiali" (i maccheroni con il sugo di maiale). Ve lo proponiamo come piatto tradizionale del  Giovedì grasso, giorno in cui il Carnevale entra nel vivo dei festeggiamenti che si concluderanno con il Martedì (grasso). Il motto di questo periodo è mangiare in abbondanza prima delle astinenze quaresimali.

Un vecchio detto gioiosano è collegato a questo piatto: "i maccarruna inchinu a panza" (i maccheroni riempiono la pancia) per dire che spesso ciò che conta è la sostanza e non l'apparenza.

__________ Ingredienti __________

Per la pasta:
500 g farina 00
4 uova
acqua q.b.

Per il sugo:
250 g guanciale di maiale tagliato a pezzetti
2 cipolle medie
1 costa di sedano
1 carota
1 l salsa di pomodoro
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 rametto di rosmarino
olio q.b.
sale q.b.

 __________ Procedimento __________

maccheroniImpastate la farina con le uova e l'acqua fino ad ottenere una pasta liscia e consistente. Dividete il composto in porzioni. Se non avete la macchina per la pasta, procedete nel seguente modo: su un piano, stendete
l’impasto con le mani creando dei filoncini sottili e lunghi come grissini; continuate a lavorare fino ad ottenere la forma simile agli spaghetti (solo un pò più grossi). Realizzati così i maccheroni, riponeteli in un vassoio con della farina e cospargetene un pò anche di sopra per evitare che si attacchino gli uni con gli altri.
In una pentola fate rosolare i bocconcini di maiale con olio, cipolla, sedano, carota e rosmarino. Aggiungete il concentrato, la salsa di pomodoro e un pizzico di sale. Portate il tutto a cottura.
Nel frattempo, fate cuocere i maccheroni in una pentola capiente precedentemente salata e portata a ebollizione. Prima di servirli in tavola, amalgamateli con il sugo e fateli riposare per 5 minuti in pentola con coperchio.

domenica 26 gennaio 2014

L'Acqua Rocca, Tardiolo ed altre magie


Acqua rocca
Tra le contrade di San Francesco e San Nicolò Vecchio c'è un vallone con alberi secolari, altissimi e ricamati d'edera. Difficilmente il sole penetra fino al sottobosco. Lì, in un incavo, ai piedi di rocche dove si abbarbicano fichi d'india e felci, c'è una sorgente nota come "l'Acqua Rocca". 
Fino ad una ventina d'anni fa le famiglie del circondario vi si recavano  giornalmente per attingervi l'acqua da bere. Poi l'usanza si perse,  alcuni sentieri caddero in abbandono e l'Acqua Rocca, almeno da certe zone, divenne una meta molto difficile da raggiungere.

Recentemente ho visitato questo luogo suggestivo con l'intenzione di farmi una bevuta, tuttavia il corso d'acqua era marcato dalla presenza di una mucillagine rossastra che certamente non invitava all'assaggio e il terreno circostante era farcito di rifiuti (cosa non insolita nella campagna gioiosana). Riflettevo sulla possibile origine della misteriosa sostanza quando dalla grigia coltre del cielo si sporse il signore Iddio onnipotente - quello dei cristiani credo, ma somigliava così tanto a Giove che non potrei giurare chi fosse dei due - e allungando un braccio puntò il dito più in su e mi disse: "vai a Tardiolo". 


Il corso d'acqua era marcato da una mucillagine rossastra.

Dalla grigia coltre del cielo si sporse il signore Iddio onnipotente e allungando un braccio puntò il dito più in su e disse: "vai a Tardiolo". 

Tardiolo è una località nei pressi di San Francesco situata a poche centinaia di metri a monte dell'Acqua Rocca. Armato di buona lena mi incamminai.



A Tardiolo mi accolse un caprone. Lanuto e cornuto. Ci incamminammo per una strada stretta che ad un certo punto s'allargava in uno spiazzo fatto apposta per facilitare le manovre delle macchine. Lì il caprone si fermò. Indicò il vallone sottostante pieno zeppo di rifiuti e mi disse: "un giorno tutto questo apparteneva a voi!"


Caprone
A Tardiolo mi accolse un caprone. Lanuto e cornuto.

Un giorno tutto questo apparteneva a voi.


Frugò nella lana da dove tirò fuori un paio d'occhiali rotondi, da vista, e un rotolo di pergamene. Cercò fino a trovarne una intitolata "Gioiosa Marea, perla del Tirreno". Fece una smorfia, come un sorriso sarcastico, si adagiò gli occhiali sul muso e prese a leggermi un dettagliato inventario dei rifiuti del 2013, coi nomi di chi li aveva buttati e le date: cominciò dai liquami (scarti della lavorazione agricola - Tizio, 17 Novembre 2013), poi i più solidi scarti della lavorazione edilizia (mattoni, mattonelle, cemento, ferraglia, eternit - Caio, 4 Dicembre 2013), e continuò con giocattoli, lattine, bottiglie (di plastica, di vetro, per detersivi, alcolici, bevande ultrazuccherate), fino a barili metallici, cucine a legna, frigoriferi e materassi.

Scarti della lavorazione edilizia.


Cucine a legna, barili, cuscini...


Dopo dieci minuti di lettura si fermò e mi guardò da sopra gli occhiali.
Io ripensavo a "un giorno tutto questo apparteneva a voi!" e mi vergognavo da morire. Lui col suo istinto animale dovette capirlo, ma non s'impietosì per nulla. Mi disse: "avvelenate l'acqua che date ai vostri figli e la terra che li sfama. Ma che specie siete?" Non so se davvero s'aspettasse una risposta, ma dopo un interminabile silenzio aggiunse "Ripulite questa porcheria". Allora ripose la pergamena, ripose gli occhiali e con eleganza s'arrampicò per un'erta rocciosa dove sparì tra le agavi e le roverelle. 

Andandosene, mi parve che abbia belato: "La perla del Tirreno! Ha!"


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Rammentiamo che per il ritiro dei rifiuti ingombranti è attivo il numero telefonico 0941/561284. Servizio completamente gratuito.