sabato 27 giugno 2020

Cuda i rattu

21 Maggio 2020. Gioiosa Marea. Una virgola scura si dipartisce dalla nuvola nera. Si allunga, sottile raggiunge il mare dove l’acqua vortica e in cielo sale. Una voce del passato grida: “Cuda i rattu!” E il marinaio, coltello in mano, recita grave: “Tagghia, tagghia, falla presto cu ssa punta di cuteddu, cuda i rattu e malannata non si pigghia cchiu un paceddu”. 

Su le barche di una volta si tentava di “tagliare” la “coda di ratto” con un coltello e una preghiera. 
Parliamo di questo fenomeno meteorologico, affascinante e distruttivo, con Carlo Lacagnina, fisico dell’atmosfera, attualmente presso il Centro Nacional de Supercomputacion di Barcelona.



Carlo, a quale fenomeno abbiamo assistito? Si tratta di una tromba marina.

E’ diverso da un tornado? Il tornado si sviluppa sulla terraferma. La tromba marina sull’acqua. Il fatto che si sviluppi sull’acqua fa sì che abbia una potenza minore del tornado. 

Perché? La potenza dipende dalla differenza di temperatura tra la superficie (terrestre o acquatica) e l’aria fredda soprastante. Tipicamente questa differenza è superiore sulla terraferma, specie in zone fortemente antropizzate dove c’è molto asfalto e cemento. Poiché l’acqua ha un calore specifico elevato, essa impiega molto tempo a scaldarsi (si dice che ha un’elevata inerzia termica - cioè tende a restare alla stessa temperatura). Quindi, sul mare è raro trovare un’elevata differenza di temperatura rispetto all’ambiente circostante.

Come si genera una tromba marina? Non è semplicissimo spiegare questo fenomeno senza l’ausilio di qualche grafico e disegno, ma proviamoci: è necessario che si formi una zona d’aria calda e umida in basso (vicino alla superficie del mare) e una zona d’aria fredda e secca in alto. Non è difficile che questo accada, infatti la superficie del mare (o della terraferma) si scalda perché irradiata dal sole; l'aria soprastante, invece, viene riscaldata dal calore trasportato dalla superficie, tuttavia l'aria è un buon isolante termico, cioè trasmette male il calore, e quindi è facile che si creino forti differenze termiche tra la superficie e l'aria soprastante. 

Quindi: aria calda e umida in basso, aria fredda e secca in alto? Sì. Questa è una configurazione instabile: l’aria fredda è più densa di quella calda, perciò comincia a scendere. Viceversa, l’aria calda è meno densa e quindi sale. Salendo, la bolla d’aria calda si raffredda e l’umidità in essa contenuta condensa in goccioline d’acqua. Si forma una nuvola. Ora entra in gioco l’altro ingrediente fondamentale: la presenza del “jet stream”.

Jet stream? Anche nota come “corrente a getto”, è causata da un flusso d’aria che dai tropici cerca di spostarsi verso i poli per riequilibrare la differenza termica, ma non ci arriva, causa la rotazione terrestre, generando piuttosto una corrente che si sposta da ovest a est.

Quindi da Palermo verso Messina. Esattamente. Quando la nube incontra la corrente a getto, ecco che la sommità della nube è trascinata più a est rispetto alla sua base. Di conseguenza c’è uno sfasamento tra la corrente ascensionale e la corrente discensionale. Tale sfasamento contribuisce a rafforzare questo moto d’aria calda verso l’alto e il moto dell’aria fredda verso il basso. 

Quindi la tromba marina in genere si sposta da ovest verso est? Sì. Segue la corrente a getto. In questa pagina possiamo vedere le predizioni per la posizione della corrente. 
In aggiunta a questo moto da ovest verso est ci sono dei moti erratici su scala più piccola. Dipendono sia dai dettagli della corrente a getto che dalla temperatura della superficie del mare.

E l’origine del moto rotatorio? Te lo dico subito: la forza di Coriolis non centra in maniera diretta (ha effetti su scale dell’ordine di centinaia di kilometri). Così come non centra nulla nella rotazione dell’acqua nel lavello. Ecco, parlando di lavello, i fenomeni che entrano in gioco nel determinare la rotazione della tromba marina sono simili a quanto accade in un lavandino pieno d’acqua quando si rimuove il tappo. 

Proviamo a spiegare il processo? Nel lavello l'acqua più vicina allo scarico viene attirata verso una zona di convergenza (lo scarico) lungo tutte le direzioni. Focalizziamoci su una direzione (anche detta linea di convergenza) e immaginiamo che l’acqua sia costituita da una serie di strati sovrapposti. Mentre l'acqua si muove verso lo scarico si trascina per viscosità l'acqua dello strato superiore, ma la frizione fa in modo che quest’ultima non possa seguire esattamente la stessa direzione dell'acqua sotto. La linea di convergenza superiore devia leggermente - verso destra o verso sinistra, in funzione della conformazione dello scarico e della rotazione impressa inizialmente. Si innesca, così, il moto rotatorio, ma non c'è nessun verso di rotazione preferenziale. La rotazione è determinata dall’inerzia che induce l'acqua nel lavello a mantenere il senso di rotazione iniziale. Tuttavia, uscendo dal nostro lavandino e tornando alla tromba marina, è anche vero che la maggior parte delle trombe marine ruotano in senso antiorario!

Ma la famosa forza di Coriolis non c’entra? Non c’entra in maniera diretta. La tromba marina è troppo concentrata nello spazio e nel tempo per esserne influenzata. 

Allora perché la maggior parte delle trombe marine ruotano in senso antiorario? Trombe marine e tornado si formano quando ci sono le condizioni giuste per i temporali. Questi si verificano  in seno ad una più vasta zona di bassa pressione, ed è la zona di bassa pressione che gira in senso antiorario a causa della forza di Coriolis. In tal modo si impartisce il senso di rotazione iniziale alla tromba marina. A volte, però, il temporale ha una natura così locale da essere disconnesso dai sistemi a più grande scala, come appunto le basse pressioni. In questo caso la tromba marina può iniziare il senso di rotazione in qualunque direzione. Da notare come temporali molto locali hanno solitamente troppa poca energia e difficilmente sono accompagnati dalla corrente a getto. Quindi, difficilmente producono trombe marine. Questo spiega come mai la maggior parte delle trombe marine ruotano in senso antiorario nel nostro emisfero.

E la famigerata “coda di ratto”? Si forma perché l'aria fredda che si riversa nella zona discensionale viene risucchiata dalla zona ascensionale dove si trova la tromba marina. L'aria che viene risucchiata, essendo fredda, fa condensare l'umidità in risalita ad altezza inferiore rispetto al resto della nube, creando la “coda”.


Tromba marina con morfologia "coda di ratto".


Quanto dura una tromba marina? Pochi minuti. Mezz’ora massimo. Può esaurirsi perché la sua base incontra una zona d’aria fredda (e.g. legata alla presenza di una corrente marina fredda, o legata alla presenza di vegetazione, quando si parla di un tornado). Oppure la corrente a getto si è spostata.

Quindi vengono a mancare quelle condizioni che generano l’instabilità alla base e in cima. Esatto.

Nel video vediamo che la tromba marina è accompagnata dalla grandine. I due fenomeni sono correlati? Ricordiamo che, in generale, la grandine si forma quando le gocce d’acqua sono immerse in aria fredda e sono intrappolate in una corrente che le porta su e giù. Durante questo ciclo si forma il granello di ghiaccio - che cresce quando entra in contatto con le gocce d’acqua presenti nell’ambiente circostante. Più a lungo il granello è intrappolato nella corrente, più cresce. A un certo punto diventa così pesante che la corrente ascensionale non riesce più a sorreggerlo, e cade. Le condizioni che generano la tromba marina sono, a volte, quelle giuste per indurre la grandine. Ma non si verificano sempre.

L’inquinamento e le attività antropiche hanno un ruolo nella formazione di tornado e trombe marine? E’ un tema attualmente molto discusso. Certamente possiamo dire che la cementificazione crea condizioni favorevoli per la formazione di tornadi. Come si diceva sopra, serve una bolla d’aria calda vicino alla superficie terrestre. Cemento e asfalto sono perfetti in questo.

Gli alberi, dunque, ci salveranno? La vegetazione mitiga il fenomeno, ma i tornado ci sono sempre stati. Diventano, però, più distruttivi a causa del riscaldamento globale perché c’è più energia e umidità per alimentarli. Inoltre, gli aerosol presenti nell’aria inquinata creano molti nuclei di condensazione, producendo molte goccioline d’acqua non pesanti a sufficienza per cadere. Queste rimangono in sospensione fino a quando l'umidità sale a tal punto che cadono tutte insieme inducendo mini alluvioni.

Stiamo parlando delle famigerate bombe d’acqua? Proprio loro.

E’ possibile predire la formazione di una tromba marina? Difficile. Sono fenomeni molto concentrati nel tempo e nello spazio (durano pochi minuti e interessano aree molto piccole). Possiamo solo dire quando è probabile che si formino. E tipicamente i nostri modelli non hanno la risoluzione necessaria per questi eventi.

Abbiamo cominciato questa intervista ricordando l’antica usanza dei pescatori di “tagliare” la coda di ratto con formule e preghiere. Concludiamo con uno sguardo al presente e al futuro. Esistono tecniche che permettono di dissolvere una tromba marina? Bisognerebbe destabilizzare le correnti che la alimentano. Nel settore agricolo si prova ad usare cannoni acustici contro i tornadi: “sparano” un’onda acustica che dovrebbe perturbare le correnti, ma non hanno la potenza necessaria per riuscirvi. La loro valenza è praticamente uguale alle formule marinare. 

Cioè nulla. Infatti. L’approccio più promettente consiste nell’inseminare chimicamente la parte superiore della nube (si è fatto con gli uragani) in modo che si scaldi a causa di reazioni esotermiche (cioè che liberano calore). In tal modo si perde l'instabilità dovuta alla presenza di aria fredda sopra e aria calda alla base. Ma ci devi arrivare sopra una nube così instabile senza precipitare!

Grazie per le delucidazioni! Figurati, alla prossima.


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Video: Giovanni Scirocco
Foto: Tindaro Buzzanca
Consulenza folkloristica: Prof. Rosalia Perlungo
Intervista e testi: Davide Lena e Giusy Pizzo


domenica 19 aprile 2020

"Rinnini", ovvero rondini, rondoni, e balestrucci


Sfreccia nei cieli di Gioiosa. E’ la rondine. Chi non la conosce? Ma davvero sono tutte “rondini” quelle che tali parono?
A Gioiosa ci sono almeno quattro specie diverse. A far la parte 
del leone c’è il Balestruccio, onnipresente in paese. Nidifica sotto balconi e cornicioni. C’è una colonia nel palazzo dei Natoli. Poi c'è la Rondine Comune che non si vede spesso in paese, ma la s’incontra subito fuori (sfreccia in volo radente sulla statale e schiva le macchine all'ultimo secondo). Poi abbiamo la Rondine Montana, che è stanziale (c'è anche d'inverno). Di questa ci sono almeno tre colonie, una al castello di Gliaca, una subito dopo lo Skino e l'altra a Calavà. In ultimo, ci sono i Rondoni Comuni, molto vocianti ma se ne vedono pochi, anche perché nidificano principalmente nei cassoni delle serrande dei piani alti dei palazzi. Il rondone è l'unico uccello che se tocca terra non riesce a riprendere il volo. Se cade è spacciato, ed è talmente dedito al volo che non si ferma neppure per dormire!

Questi uccelli sono degli insetticidi naturali. Voletegli bene. Consumano centinaia e centinaia di insetti a testa ogni giorno. E i loro nidi sono protetti dalla legge: chi viene beccato a distruggerli può ricevere una denuncia penale.






Testo di: Davide D'Amico e Davide Lena
Foto di: Davide D'Amico

sabato 21 marzo 2020

"A buffa", ovvero il rospo comune

Creatura arcana della preistoria? Mostruoso personaggio delle fiabe?
No, si tratta solo della "buffa", il rospo comune, noto alla scienza come "bufo bufo". Comune abitante della campagna gioiosana, è l'anfibio più grande d'Europa. Se ne incontrano in primavera negli stagni, dove si ritrovano, numerosi, per la riproduzione. Non è difficile osservarne le uova, negli stagni, organizzate in lunghe corde gelatinose.
Il rospo occupa, a volte la stessa tana per svariati mesi, e va a zonzo di notte. Tra le altre creature, se magna lumache e se gli capita persino piccoli topi. Voletegli bene. Quand'è in giardino, o nell'orto, sta lavorando anche per voi.
Non asfaltatelo. Non distruggete i piccoli stagni.
Secondo l'immaginario locale, nel rospo che vive da tempo nel giardino si incarnano le anime dei parenti morti.

Femmina di rospo comune.
Accoppiamento e deposizione delle uova.
Ovature.

Foto di: Simone Lena

lunedì 30 dicembre 2019

Caro Babbo Natale...

... ti scriviamo, ora che il grosso del tuo lavoro è passato. Ricordi? Dieci anni or sono ti raccontammo la storia di un giovine delle nostre timpe. Era allora poco più che un fanciullo, e lo chiamammo Pfrwewrfp, come tanti qui delle nostre terre. Maledetto dagli gnomi, era costretto a disfarsi dell'immondizia che magicamente gli giungeva sotto casa, al limitare del bosco. 

Pfrwewrfp era costretto a disfarsi dell'immondizia.

Fu allora che s'appellò ai luminari per scoprire l'origine di cotanta monnezza, e il responso fu nero pece. A monte, zozzoni locali abbandonavano di continuo spazzatura di ogni sorta che, col tempo, si faceva strada lungo il burrone. 

Fu allora che s'appellò ai luminari.

Su la sua capa gravava, granitico macigno, la grande mano della strafottenza, dell'ignoranza, dell'inefficienza. E stritolava sogni dove pecorelle e caprette belavano allegre in un burrone pulito, in un torrente senza monnezza.

Questa, caro Babbo, ancora non è storia di ieri. Il giovane Pfrwewrfp, non più fanciullo, ma omu di na certa prisenza, trova ancora al limitare del bosco quell'antico frigorifero che un illustre Tal dei Zotici abbandonò a monte. Frane, smottamenti, corsi d'acqua portano ancora spazzature che dicono di illustri tempi che furono.

Pfrwewrfp trova ancora quell'antico frigorifero.


Allora Pfrwewrfp assolda ancora gli amici luminari. Li manda ai quattr'angoli del burrone per studiarne le condizioni. Questi analizzano, osservano, esplorano. Interrogano pure i morti. Le discussioni si fanno spinose.

Questi interrogano pure i morti.

Le discussioni si fanno spinose.
Poi, dal profondo verde del sottobosco, si materializza uno spirito del Burrone: "Le teste sono ancora di legno", dice. "Se avrete occhi per scrutare nelle viscere verdi e fitte del Burrone, vedrete che la malattia, la vostra monnezza, lo ha contaminato nel profondo".
E osservando, lontano, fin dove l'albero e la frasca permettono la vista, si vedono lavatrici ed altri pezzi di mobilio.
"Ma questo", continua lo spirito, "conta poco per noi del Burrone. Al vostro modo di contare il tempo, questa monnezza resterà qui per sempre, facendosi spazio tra le budella vostre e dei vostri figli, per molte generazioni a venire. Secondo il modo che abbiamo noi spiriti di contare quello che voi chiamate tempo, ancora ieri dove abbandonate le lavatrici c'era il mare, e nuovamente il mare coprirà queste montagne domani. Tutto questo, la vostra stirpe inclusa, sparirà domani. La malattia del Burrone è in verità malattia vostra". 

Si materializza uno spirito del Burrone.
Osservando fin dove la frasca permette la vista... 
...si vedono lavatrici ed altri pezzi di mobilio.

Così come s'è mostrato, lo spirito s'è dissolto. In silenzio gli amici tornano dal giovane Pfrwewrfp a riferire quanto visto e quanto udito.
Il giovane Pfrwewrfp congeda gli amici, e mentre nessuno lo sta a guardare e mentre nessuno lo sta a sentire, s’accoccola in disparte, al limitare erboso del vallone inquinato, a riflettere sulle grevi parole dello Spirito del Burrone.

Il giovane Pfrwewrfp riflette sulle parole dello Spirito.


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Con la partecipazione di:

Tindaro Buzzanca ................. Il Giovane Pfrwewrfp
Filippo Capizzi ..................... Luminare 1
Simone Manfrè ................. Luminare 2
Davide Lena .................. Luminare 3

Foto di: Serena Manfrè e Davide Lena.
Testi e montaggio a cura di: Davide Lena.

Note: le parole dello Spirito sono liberamente ispirate dal racconto "I costruttori di ponti", di R. Kipling.

domenica 24 novembre 2019

Vadduni di buffi: il "nuovo centro smaltimento rifiuti e amianto" dieci anni dopo

Correva l'anno 2009, era domenica, Novembre 8, e un cielo azzurro sovrastava l'albero, la macchia, le cape della gente. Nel Burrone Caporarello, volgarmente "u Vadduni di Buffi", s'inaugurava il "Nuovo Centro Smaltimento Rifiuti e Amianto", poi ribattezzato NuCeSRA. Alla cerimonia presenziavano tecnici e personalità importanti, rappresentanti di associazioni quali Segambiente, WWE (World Wide Emergency), e il Responsabile Comunale per la Gestione di Burroni e Vadduna, oggi Assessore Regionale per le Timpe e i Burroni.


2009: si inaugurava il Nuovo Centro Smaltimento Rifiuti e Amianto.

La nascita spontanea della discarica fu accolta con favore ed entusiasmo: “Situazioni come queste vanno ufficializzate e sostenute'', dichiarava l'Assessore, delineando come obbiettivo quello di sfruttare l'inquinamento del territorio per aumentare il tasso di mortalità locale del 90% e liberare nuovi posti lavoro. Coadiuvato dal Ministro alle Finanze delle Tasche de'Soliti Noti, l'Assessore prevedeva una crescita dell'economia locale, con conseguente ripopolamento del territorio e la costruzione di importanti infrastrutture, quali un autogrill, il ponte sul Burrone, un colorato albergo con spiaggia, un ospedale e un accogliente cimitero. 
Abbiamo avuto l'onore, in questi giorni, di ricevere la visita dell'Assessore e ottenere aggiornamenti in merito all'evoluzione dei numerosi progetti discussi una decade fa. 

"Il ponte sul Burrone, l'autogrill, l'ospedale, e soprattutto il cimitero sono progetti la cui realizzazione richiede dei tempi tecnici, e oggi posso dichiarare che tutto procede a gonfie vele", ha dichiarato l'Assessore. "Circa dieci milioni di euro di finanziamenti dell'UE sono già stati assorbiti e smistati, e i risultati, credetemi, si vedono, specialmente quando ad osservare è un occhio esperto come quello degli addetti ai lavori. A breve questo Burrone sarà il centro nevralgicoso del Mediterraneo. Start-ups e centri di ricerca sorgeranno e fioriranno come la macchia che ci circonda selvaggiosa. Il torrente Zappardino sarà rimpiazzato da un'autostrada a otto corsie che ci permetterà di raggiungere Catania in poco più di mezz'ora".

Questo Burrone sarà il centro nevralgicoso del Mediterraneo.
Straordinario! Abbiamo persino sentito dire che proprio in questa curva sorgerà un centro di ricerca che lavorerà alla de-estinzione del Mammut, è vero? Sììììì, e riporteremo in vita i Dodo e gli Unicorni del Casale. Gli antichi usavano ricavarne sasizze eco-sostenibili, producendo un decimo del metano prodotto con allevamenti bovini. Per noi l'ecosostenibilitezza è un punto fondamentale. Miriamo a stabilire una green economy del Burrone.

Un'economia circolare? Ma anche quadrata, pentagonale.

E per i giovani che farete? Ci saranno molte opportunità - soprattutto per loro, per inserirsi nel mondo del lavoro in maniera competitiva. Purché abbiano voglia di rimboccarsi le maniche e fare la gavetta.

Cioè lavorando per 3 euro l'ora con salari saltuari e incerti, e contratti farsa? Ma no, per carità! Intanto mi lasci dire che i giovani che lavoreranno presso i nostri investitori avranno la fortuna e il privilegio di formarsi presso strutture all'avanguardia che li lanceranno sul mondo del lavoro con un incredibile bagaglio di esperienze e skills. Noi, poi, siamo per la meritocraziosità e la trasparenza, quindi ai posti di lavoro si accederà previo concorso. Le prove avranno luogo a Roma, presso strutture idonee. Noi stessi organizzeremo i transfers, alloggi, pasti e quant'altro necessario. Gli idonei, infine, dopo aver contribuito con una piccola cifra simbolica per la copertura di spese amministrative (1000 euro), potranno finalmente cominciare il loro percorso di formazione che li inserirà nel mondo del lavoro. 

A quali giovani vi rivolgerete? Appena laureati con almeno cinque anni di esperienze lavorative. Poi i dettagli dipenderanno dalle posizioni specifiche.

Single, bella presenza, poliglotta, creativi, flessibili, obbiettivo-orientati? Per esempio. Ma non poliglotta, devono essere in buona salute.

Del salario atteso cosa ci dice? Noi proponiamo un modello nuovo: inizialmente - per i primi cinque, sei anni - i ragazzi sono inseriti nel programma R0 (a retribuzione zero). Studi dimostrano che  i dipendenti inseriti in tale programma riportano bassi livelli di stress sul lavoro, praticamente cancellando i casi di burnout. Si noti che, al contempo, i dipendenti del Burrone potranno usufruire del reddito di cittadinanza. Infine, non dimentichiamolo: i nostri investitori, accogliendo questi giovani nelle loro aziende, staranno già affrontando dei costi elevati. Eviterei paventargli l'idea di dover affrontare ulteriori spese. E' importante che i loro profitti - costruiti su investimenti pubblici - restino decorosi, altrimenti porterebbero altrove le loro attività, lasciando il Burrone e la comunità che lo circonda in questa 'ngona di umido dimenticata da Dio e dalle pecore pure. 

Insomma, non è lavoro, è sfruttamento quello che offrirete ai giovani locali. In senso positivo: sfruttamento delle risorse locali per un Burrone più migliore. Voglio sottolinearlo: nel quadro di sviluppo del Burrone i giovani sono una risorsa fondamentale.

Torniamo ai rifiuti: che ci dice di quelli che trovammo dieci anni fa? Io preferisco chiamarli ri-fiu-sorse (non per nulla i due termini condividono la medesima radice, "ri"). Intanto mi lasci dire che il nostro approccio prevedeva una gestione passivistica del Burrone. Ovvero per dieci anni non abbiamo agito attivamente sul territorio, lasciando che il sistema evolvesse in autonomia.

Cioè siete stati a guardare? Neanche quello. Temendo di influenzarne l'evoluzione, ci siamo proprio voltati dall'altra parte.

E questo è costato 1 milione di euro? Dieci milioni. Mi permetta di continuare: oggi - risultato sorprendente, mi consenta - i rifiuti sono ancora qui, coperti da una densa coltre di verde, terriccio, sterpaglia, ma intatti! In-ta-tti! Un nostro tecnico altamente qualificato è in grado di identificare le antiche ri-fiu-sorse che useremo per costruire il nuovo Burrone. Qui si trova la qualunque! Bossoli di cartucce, ceramiche da bagno, lavatrici, tavolini in plastica. Mi fermo qua, ma la lista è lunga. Capirà la nostra eccitazione!

I rifiuti sono ancora qui, sotto una coltre di verde.
Si trova la qualunque: bossoli di cartucce...
...Ceramiche da bagno, ...
...Tavolini... La lista è lunga!

Cosa dobbiamo aspettarci per la prossima decade? Correrà l'anno 2029, attraverseremo il ponte sul burrone con mezzi ultraleggeri a basso impatto ambientale? Mangeremo bistecche ecosostenibili di mammut e cavalcheremo gli unicorni del Casale? Voglio essere realista e restare coi piedi per terra, questo è un grande progetto, i costi sono non indifferenti e coperti esclusivamente da soldi pubblici che intaschiamo volentieri. Le idee grandiose. Oggi vi dico: nel 2029, il Burrone stenteremo a riconoscerlo! E lasciatemi prendere l'occasione al volo: oggi, qui, tra questi rovi e queste promesse da marinaio che piovono come grandine a Settembre, voglio compiere un gesto simbolicistico: alla Consigliera di Limmita e i Dirupa voglio affidare il Mestolone del Burrone. 

Alla consigliera affido il Mestolone del Burrone.
Auguri!

Significato del gesto? Questo Burrone rappresenta i burroni tutti. I burroni di Gioiosa, della Sicilia, dell'Italia e del mondo. Stessi scenari troviamo a Tardiolo e Malfitano, per citare dei casi a noi vicini. Il Burrone è, inoltre, come una montagna di minestrone. Più lo si mescola, più emergono i profumi e si amalgamano gli ingredienti in un continuo inestricabile. Come un inscindibile tutt'uno diventano il fagiolo, la patata e il cipollotto che nel tegame si uniscono, così un tutt'uno sono già il Burrone, la monnezza, e lo spirito del popolo del vasto circondario. Alla Consigliera e al suo team io affido oggi il mestolone perché continuino a mescolare, facendo affiorare ingredienti e indimenticabili profumi!

Consigliera, una dichiarazione per la stampa? E' per me un onore essere stata investita da una personalità come l'Assessore Regionale per le Timpe e i Burroni. Uno che ha "visione", come si suol dire. E la sua super-visione, il suo interesse, il suo impegno ci regalano il sogno di un futuro radioso e incredibilioso. Un futuro costruito sui giovani! Con l'entusiasmo che la sua persona irradia, ci mettiamo subito al lavoro per supportare e coadiuvare localmente questi grandiosi progetti. 

Grazie, Consigliera! Buon lavoro e a rivederci al 2029! A presto!

La Consigliera appena investita del Mestolone.

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Con la partecipazione di:

Filippo Capizzi ................. Assessore Regionale per le Timpe e i Burroni
Simone Manfrè ................. Tecnico altamente qualificato
Serena Manfrè .................. Consigliera di Limmita e i Dirupa

Testi e montaggio a cura di: Davide Lena

domenica 12 marzo 2017

L’inciviltà costa - storie di quotidiana monnezza (remake)

Lasciato alle spalle il perimetro del paese di Gioiosa Marea l’occhio del viaggiatore che si affaccia sulla campagna, sul torrente Zappardino, cade su frammenti colorati, cumuli artificiali che scandiscono il miglio di strade in dissesto, contese dalla frasca. Insomma, unni ti giri giri c’è munnizza, c’è il segno dell’incuria del territorio. Non molto tempo addietro l’indigeno gioiosano disponeva solo del classico e maleodorante cassonetto della spazzatura per disporre dei sui rifiuti. Oggi non è più così. Una volta tanto, la situazione cambia in meglio, resta però l’abitudine di abbandonare la monnezza a bordo strada, o negli spiazzi naturali un po’ nascosti; anche in mezzo al paese - non è raro imbattersi in individui che con naturalezza gettano carte e mozziconi di sigaretta per strada. I cestini non mancano, e anche se mancassero…

Al servizio del gioiosano c’è ora il centro comunale di raccolta gestito dall’azienda LEMAC. Ci sono tre sedi dove il pubblico può conferire i prodotti differenziati da riciclare. Una sede a Gioiosa, in paese, una a San Giorgio, e una in contrada Calitù, a un paio di chilometri da Gioiosa, salendo lungo il torrente Zappardino.

Nei centri di Gioiosa e di San Giorgio si possono conferire solo carta, plastica, vetro e latta. Nel centro di contrada Calitù si possono conferire prodotti elettronici (computers e televisioni), oggetti in legno e metallo, e i famigerati rifiuti ingombranti (lavatrici, frigoriferi), quelli che spesso troviamo abbandonati nei luoghi più disparati: accanto ai cassonetti, a bordo strada, in aperta campagna - tutto in maniera perfettamente incivile e illegale.




Che succede a questi rifiuti abbandonati illegalmente? Molti rimangono lì dove sono ('nto Ciummu, 'nto Vadduni di Buffi, a Tardiolu, etc) per ricordare alle generazioni future che tipo di gente dimorava in questi luoghi. Quelli abbandonati nei posti più evidenti e facilmente raggiungibili vengono ritirati dal comune. Ovvero dalla ditta che si occupa dello smaltimento rifiuti. Ovviamente per il comune quest’operazione ha un costo – chi paga? I cittadini, probi e non. Questo scenario risulta tanto più fastidioso se si considera che un privato dispone di ben due opzioni gratuite per disfarsi dei rifiuti ingombranti: la prima opzione consiste nel richiedere il ritiro dei rifiuti telefonando all’ufficio pubbliche relazioni del comune e concordare la data di ritiro. La seconda opzione, delineata sopra, consiste nel conferire i rifiuti direttamente al centro LEMAC. Purtroppo si preferisce caricare il tutto in macchina e poi abbandonarlo in giro – talvolta presso i cassonetti della spazzatura situati nei pressi del ponte dell’autostrada, a poche centinaia di metri dal centro LEMAC!

Oltre ad un senso di beatitudine derivato dalla consapevolezza d’aver compiuto una buona azione, cosa ottiene il cittadino che usufruisce del centro LEMAC? Degli incentivi economici: ogni volta che un utente conferisce dei rifiuti questi vengono registrati, segnandone quantitativo e natura. A fine anno la LEMAC comunica i dati al comune e il cittadino riceve uno sgravio sulla tassa per i rifiuti. Inoltre, l’utente riceve degli “ecopunti”. Questi gli permettono di ottenere degli sconti presso le attività aderenti all’iniziativa “Ricical” (per la quale è stata anche creata l’omonima pagina facebook). 

L’affezionato dell’indifferenziato dovrebbe ora notare che questo, l’indifferenziato, si paga “a peso”. E purtroppo non è raro che chi effettua piccoli lavori di muratura getti gli scarti nel bidone dell’indifferenziato. Questo materiale pesa enormemente facendo schizzare alle stelle i costi dello smaltimento. I laterizi, invece vanno smaltiti presso appositi centri - come la LEMAC. Per chi non lo sapesse, abbandonare gli scarti della muratura, anche in terreno privato, è un reato.

Riassumendo - per te che ti sei distratto nel mezzo del discorso, per lei che va di fretta, e per quegli altri che in fondo in fondo... - a Gioiosa la differenziata ci garantisce sgravi fiscali, alleggerisce le spese del comune, e ci aiuta a mantenere pulito il nostro territorio. Al contrario l’inciviltà costa. La paghiamo tutti con moneta delle nostre tasche, col degrado del posto in cui viviamo, e con l’inquinamento delle acque che beviamo. A chi se ne fotte che mi sento di dire? A stronzo! Nun te reggae più!

domenica 28 agosto 2016

Tra Mare e Cielo - epilogo

L’epilogo di questa sesta edizione dell’evento “Tra Mare e Cielo - Osservazioni Astronomiche” è certamente inusuale. Se non altro perché l’evento è stato annullato causa mal tempo. Dunque che c’è da “epilogare”? Ebbene vale la pena stendere due, tre  paragrafi per evidenziare certe circostanze emerse durante i preparativi delle osservazioni. Niente di nuovo, purtroppo, ma non parlarne significa accettarne la normalità.

Come sempre ho trovato i pressi del sito designato per l’osservazione adibiti ad uso discarica abusiva. L’abitudine è tristemente ben radicata presso certi indigeni che, nonostante i servizi messi a disposizione dal comune, si ostinano ad abbandonare lavatrici, cucine, materassi, eternit e ad altro, ovunque ci sia uno spazio facilmente raggiungibile con un mezzo. Anche a bordo strada. Il risultato di questo annoso problema è un torrente costellato di rifiuti, e un’intera campagna inzozzata e inquinata. Pur non avendo interesse a mantenere pulita casa propria, né a rispettare la legge, gli autori di questi gesti dovrebbero essere informati del fatto che ripulire questi loro atti vandalici ha un costo che si riflette sulle loro (e sulle nostre) bollette della spazzatura.
La stragrande maggioranza di questi rifiuti può essere consegnata gratuitamente (e ricevendo in cambio uno sgravio della bolletta della spazzatura) presso il centro LEMAC, in Contrada Calitù, lungo il torrente Zappardino. Sarebbe auspicabile che l’amministrazione e le scuole locali si impegnassero in una duratura campagna di informazione ed educazione allo smaltimento dei rifiuti e al rispetto del territorio.

Colgo inoltre l’occasione per evidenziare lo stato di abbandono delle strade provinciali che accerchiano Gioiosa. Per raggiungere il sito osservativo è necessario percorrere un paio di chilometri di suddetta strada. Come sempre, rovi, finocchi, ginestre crescono rigogliosi ambo i lati, e non si congiungono solo a causa del modesto transito giornaliero che ne limita la crescita. Tale stato di cose non può far altro che rafforzare quel diffuso senso di amarezza, sfiducia, disprezzo nei confronti degli amministratori della cosa pubblica. Pronti a chiedere, lenti o immobili nel fornire servizi.

Concludo ricongiungendomi a cose celesti. Essendo mancata l’osservazione astronomica, nulla ho da dire su nubi di idrogeno e ammassi stellari. Quindi volgo lo sguardo a cose terrene. I miei commenti in merito acquisiscono la natura del tormentone: cresce l’inquinamento luminoso. Un’ingenua “civiltà” raggiunge le campagne e i lampioni fioriscono. In anni recenti l’avvento dei lampioni a led a luce bianca è risultato particolarmente nefasto. In contrada San Francesco sono stati ultimati i lavori di “recupero e sistemazione” del borgo. Lavori che ci hanno regalato un centinaio di brillantissime lampadine (color ambra, magra consolazione), e un sentiero pedonale già invaso dagli arbusti e in stato di abbandono.
Osservare un cielo discretamente stellato è un’impresa sempre più difficoltosa. A passi neanche-tanto-piccoli continuiamo a disconnetterci dalla natura che ci circonda.

giovedì 11 agosto 2016

domenica 31 luglio 2016

Tra Cielo e Mare - osservazioni astronomiche (6° edizione)

Amici astrofili, dopo un paio d’anni di pausa torno ad invitarvi ad una serata astronomica, tra le colline del gioiosano. Le osservazioni avranno luogo Giovedì 11 Agosto in località Codda nel comune di Gioiosa Marea (coordinate: 38.127417, 14.916033), più precisamente nell’ex campo da calcio in contrada Giufà. Da confermare in base alle condizioni meteorologiche. Il sito si eleva 740 m s.l.m., raggiungibile da Gioiosa Marea in circa 20 minuti in macchina. E' disponibile un ampio piazzale in terra battuta con visibilità a 360°. Particolarmente buia è la regione di cielo proiettata a Sud. Elettricità non disponibile. Parcheggio a bordo strada. Si raccomanda un abbigliamento "comodo" e adeguato alla moderata altitudine (manica lunga).

La notte dell’undici Agosto sarà possibile osservare la Luna, Marte e Saturno (in prima serata), vari oggetti brillanti del cielo profondo (ammassi stellari e nebulose), e naturalmente lo sciame meteorico delle Perseidi (le meteore di San Lorenzo).

L’evento è gratuito, e vi invito a prenotarvi in gruppi di circa 5 persone. La serata avrà inizio alle ore 20:45, con sessioni di mezz’ora per ogni gruppo. Concluderemo intorno alle 00:30. Per le prenotazioni inviatemi un messaggio all’indirizzo di posta elettronica le.davide chiocciola tiscali.it.
Naturalmente i visitatori sono liberi di trattenersi per l’osservazione ad occhi nudo delle meteore anche dopo la visita prenotata. Vista la concomitanza con lo sciame meteorico, è ideale munirsi di sedia a sdraio per godere al meglio dello spettacolo celeste. Non è necessaria la prenotazione per quanti partecipino col proprio telescopio. Tuttavia, per motivi organizzativi, è gradita una notifica.

Equipaggiamento suggerito:
- abbigliamento adeguato (scarpe chiuse, pantaloni, e giacca a vento leggera)
- torcia elettrica schermata di rosso
- binocolo o telescopio

Strumenti a disposizione:
- Telescopio Celestron Newtoniano 114/910f

Come raggiungere il sito:
Coordinate: 38.127417, 14.916033. Con riferimento alla mappa allegata: partendo da Gioiosa, risalire il torrente Zappardino per circa 5 km (fino al punto 1 della mappa). Continuare lungo l'unica via possibile che svolta a sinistra, risalendo verso contrada Francari e proseguire seguendo la via principale per circa un chilometro (arriverete al punto 2). Giunti al bivio (sempre il punto 2) svoltare a destra e continuare a salire per circa 100 metri fino alla chiesa di Francari (3). Di fronte alla chiesa svoltare subito a sinistra e continuare a salire seguendo la via principale per 1.3 km (4). Giunti al bivio (punto 4), svoltare a destra e continuare per circa cento metri fino al prossimo incrocio (5). Proseguire lungo la via in leggera salita sulla destra per 200 metri circa, giunti al bivio (6), seguire la strada asfaltata sulla destra per circa 1 km fino alla meta.
Il sito osservato è sulla sinistra, risalendo a piedi un breve sentiero. Membri dello staff vi accoglieranno all'arrivo.


domenica 29 maggio 2016

Bellezza@Governo - segnaliamo Gioiosa Guardia

Amici di campagna e non,
vorrei portare alla vostra attenzione l'esistenza del progetto "bellezza@governo.it", in scadenza il 31 Maggio 2016:

"Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all'indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare. 
Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse. Il relativo decreto di stanziamento sarà emanato il 10 agosto 2016". 
Da: http://www.governo.it/approfondimento/bellezzagovernoit/4793

Tra i siti del gioiosano che certamente meritano attenzione c'è quello di Gioiosa Guardia, che vi invito a segnalare.

Per chi non lo conoscesse: Gioiosa Guardia fu una cittadina fondata nel XIV secolo sul monte Meliuso, e venne abitata per circa quattrocento anni. Oggi è possibile visitarne i ruderi, totalmente abbandonati a intemperie, incurie umane, e aziende per le telecomunicazioni che hanno popolato la zona adiacente con una selva di antenne. Tra i resti degli antichi edifici si riconoscono facilmente la torre campanaria (emblema del luogo), la chiesa "del giardino" (o di San Giovanni?), il monastero benedettino. Nei pressi del monastero è stato portato alla luce un abitato greco sovrapposto ad insediamenti più antichi, risalenti all'età del bronzo (XII-X sec aC), e all'età del ferro (IX-VII sec aC). Alcuni dei reperti archeologici sono custoditi presso l'antiquarium di Gioiosa Marea.
E' chiaro che Gioiosa Guardia costituisce una finestra sulla storia del Mediterraneo, e anche per questo andrebbe salvaguardata e promossa.

Gioiosa Guardia torre campanaria
Ruderi della Torre Campanaria.
Gioiosa Guardia antenne isole eolie
Ruderi, antenne e isole Eolie.
gioiosa guardia monastero
Monastero benedettino e annesso sito archelogico
(foto da: http://www.prolocosangiorgio.me.it/).
gioiosa guardia
Veduta dei ruderi dal versante orientale.
gioiosa guardia
Resti del palazzo Vinciguerra.


sabato 28 maggio 2016

Pioggia e sabbia

Poche settimane fa Gioiosa Marea e i suoi dintorni sono stati interessati dal noto fenomeno della pioggia sporca. "Piove terra!" Si gridava, tanto per le rasole d'aranci quanto lungo la Nazionale. Donne s'adoperavano per portare al riparo i vestiti appena stesi, altri guardavano con impotenza la panda appena lavata in balia dei goccioloni sporchi.
In cosa consiste esattamente questo graditissimo fenomeno naturale? "E' la sabbia del deserto!" scandisce un coro onnipresente. E questo, grosso modo, lo sappiamo, ma vorrei scoprirne di più.
Parliamone con Carlo Lacagnina, fisico dell'atmosfera presso l'istituto SRON di Utrecht, in Olanda.

>> Carlo, a cosa è dovuto questo fenomeno della pioggia sporca?
Ecco il fatto: in autunno e primavera, i venti che soffiano sul deserto del Sahara possono avere una componente lungo la direzione sud-nord, la cosiddetta "componente meridionale". Questi venti prelevano sabbia dal deserto trasportandola verso nord. L'immagine ripresa dal satellite mostra una perfetta visione del fenomeno.

sabbia del sahara sulla sicilia
Sabbia sul Mediterraneo. Foto: NASA, Visible Earth.

>> Perchè non ci arriva solo una ventata di sabbia, ma della pioggia sporca?
Perchè l'aria secca del deserto si inumidisce un po' passando sopra il Mediterraneo e l'acqua condensa facilmente attorno ai granelli di sabbia. A questo punto possiamo immaginare di avere un granellino, il nucleo (dalle dimensioni molto ridotte, parliamo di micrometri, millesimi di millimetro), e attorno un guscio d'acqua. Queste particelle si aggregano formando delle strutture sempre più grandi.

>> Insomma, la gocciolina d'acqua cresce.
Esatto. Una volta che la gocciolina raggiunge dimensioni dei 100 micrometri - 1 millimetro, ecco che non riesce più a fluttuare nell'atmosfera. A causa della forza di gravità la gocciolina comincia a cadere.

>> E così si forma la pioggia.
Non sempre. Se l'atmosfera è secca, allora la gocciolina d'acqua evapora prima di arrivare a terra. Altrimenti sì, abbiamo la pioggia. Quella "sporca"! Una volta che la goccia d'acqua arriva a terra, ecco che l'acqua evapora, ma il suo nucleo di minerali non solubili rimane, lasciando quel tipico residuo di sabbia fine.

>> Fenomeno tanto odiato.
Ingiustamente. La pioggia ripulisce l'atmosfera dalla polvere, e l'intero fenomeno favorisce la circolazione di minerali: la sabbia del Sahara è ricca di ferro, fosfati e altri minerali che fertilizzano il terreno.

>> Qual è l'effetto climatico della presenza di sabbia nell'atmosfera?
La sabbia funziona da schermo contro la radiazione solare e limita la formazione di uragani in Atlantico.

>> Quindi in quei giorni la temperatura dovrebbe calare? Di solito si crepa dal caldo.
Il caldo è dovuto al fatto che il vento proviene dal Sahara, quindi trasporta aria calda, ma la sabbia sospesa nell'atmosfera ci scherma dal sole.

>> Fin dove arrivano queste piogge?
Possono anche raggiungere le regioni del nord Europa e i Caraibi!
Quindi, nonostante i suoi effetti cosmetici poco gradevoli, assistiamo ad uno straordinario fenomeno della natura che, dal deserto del Sahara, preleva sabbia ricca di minerali e li ridistribuisce lontano dal Sahara, fertilizzando i terreni.

>> Grazie, Carlo!
Prego…caffè?
>> Andiamo!

lunedì 2 febbraio 2015

Gioiosa Marea: pubblica illuminazione a LED…!

Risale a pochi giorni fa la notizia di un progetto che prevede l'installazione di LED presso la villa comunale di San Giorgio. Secondo il comunicato: "I LED abbassano i consumi, migliorano la resa cromatica (ovvero ci permettono di distinguere meglio i colori) e riducono l'inquinamento luminoso".

Riducono l'inquinamento luminoso? Dipende dal tipo di LED. Supponiamo per un momento che i lampioni siano ragionevolmente bassi, con minima dispersione laterale di luce, e nessuna emissione verso l'alto. A questo punto, l'ultimo parametro da verificare è il tipo di radiazione emessa, ovvero quali sono le caratteristiche della luce che proviene da queste lampade. Se i LED impiantati sono i famigerati LED bianchi, ebbene il problema dell'inquinamento luminoso non è stato risolto, anzi, è stata introdotta una nuova, seria complicazione. I LED bianchi emettono una componente di luce blue che risulta molto efficiente nel disturbare i cicli biologici del corpo umano. Più nello specifico: la luce blue è molto efficiente nell'inibire la produzione di melatonina, una sostanza prodotta durante le ore di buio che, tra le altre cose, ci protegge dall'insorgere di certi tipi di cancro. Molti studi hanno evidenziato una relazione tra soppressione di livelli di melatonina e incidenza di cancro al seno.

Una soluzione? Applicare un filtro che elimini l'emissione blue.
Invito gli amministratori di competenza a visionare il documento a questo link, dove fornisco maggiori dettagli e proposte risolutive. Mi auguro, quindi, che si persegua l'obbiettivo del risparmio energetico con soluzioni che tutelino la salute dei cittadini.

Sulla destra: rappresentazione della radiazione
emessa da un LED bianco (il grafico è anche noto
come "spettro"). Si noti il picco di emissione
blue (dannosa).

spettro led bianco filtrato
Spettro del LED dopo aver applicato il filtro. Com'è 
evidente, l'emissione blue è stata soppressa.
…sì, un seno in ottima salute è riportato a sinistra.

lunedì 19 gennaio 2015

Gioiosa ha detto no

Convinti d'inseguire il benessere, il progresso, apriamo le porte a tecnologie, innovazioni, di cui spesso ignoriamo gli effetti collaterali. Negli ultimi decenni Gioiosa Marea è stata interessata da uno scriteriato e selvaggio proliferare di lampioni per l'illuminazione pubblica, inasprendo il problema del cosiddetto "inquinamento luminoso", ovvero la perdita del buio notturno. Ho già scritto e detto numerose volte dei seri effetti che questo produce sulla salute umana e sulla fauna locale. L'ho fatto sui siti gioiosani, tramite lettere aperte agli amministratori, tramite "I suggerimenti dei cittadini per un nuovo programma amministrativo", durante le osservazioni astronomiche che ho più volte organizzato. Per i lettori più zelanti qui allego solo una breve nota reperibile a questo link.

Contrastare l'inquinamento luminoso richiede una scelta oculata dei lampioni. Per esempio è bene che la lampadina sia nascosta dalla visione diretta, che gli impianti di illuminazione siano bassi, con minima dispersione laterale, con luce arancione (ecco una vignetta illustrativa). Impianti con alcune di queste caratteristiche si vedono lungo il torrente Zappardino, dal lato Piraino. 
Gioiosa, invece, imperterrita dice "no": si continuano ad installare lampioni alla vecchia maniera: numerosi, alti, con luce bianca e lampadina ben visibile (senza plafoniera piatta). Ecco un esempio:


Esempio di recente impianto nei pressi del cimitero.

In contrada San Francesco si realizzano finalmente i "Lavori di recupero e sistemazione del borgo…". Quando anni fa cercai di ottenere informazioni sul tipo di illuminazione che avrebbero usato, mi liquidarono, allora come ora, con un "il progetto è già stato fatto". Probabilmente riceveremo un'altra cinquantina di lampioni inappropriati ("lanterne artistiche") accesi mediamente otto ore a notte per trecentosessantacinque notti all'anno. 

Gioiosa, più volte autoproclamatasi "perla del Mediterraneo" e meta turistica, offre ben poche attrazioni in aggiunta ad un mare periodicamente invaso dai liquami fognari. Una di queste attrazioni *dovrebbe* essere quel cielo stellato che non appartiene al quotidiano del tanto conteso turista metropolitano. Tuttavia le amministrazioni fanno orecchie da mercante e i cosiddetti agriturismi locali fanno a gara a chi s'illumina di più.

"Cura del territorio", "sviluppo eco-sostenibile", restano stalloni di battaglia da campagna elettorale. Nelle stalle aspettano la prossima parata. Ogni tanto riecheggia un nitrito che poi si perde nel maestrale. Verrà il giorno in cui saremo amministrati da figure professionali, preparate, con un interesse genuino verso il territorio e la popolazione? Ma soprattutto, verrà il giorno in cui gli interventi sul territorio saranno davvero delle migliorie?